
C’è un cinema che nasce dal movimento, dall’attraversare i luoghi e dall’abitare il tempo. Un cinema fatto di strade, di visioni, di attese, di incontri che cambiano per sempre chi li vive. La rassegna IN VIAGGIO CON WIM WENDERS - CINQUE CAPOLAVORI DA RISCOPRIRE invita lo spettatore a percorrere un itinerario cinematografico attraverso le opere fondamentali di uno dei più grandi autori contemporanei. Un viaggio lungo oltre trent’anni di cinema, durante i quali il regista tedesco ha saputo reinventare continuamente il proprio sguardo, attraversando generi, paesaggi e culture diverse senza mai perdere la capacità di interrogare il mondo, la memoria e l’identità. I cinque film che compongono la rassegna rappresentano altrettante tappe decisive della filmografia di Wenders (nato nel 1945 a Düsseldorf), riconosciuto a livello internazionale come uno dei principali protagonisti del Nuovo Cinema Tedesco degli anni Settanta e considerato una delle figure più rilevanti del cinema mondiale. Le opere, che vanno dagli anni ’70 fino ai primi anni 2000, sono diventate nel tempo veri e propri cult, oggi più che mai vive, moderne e prepotentemente attuali.
LE CINQUE TAPPE DEL VIAGGIO

Il viaggio inizia con ALICE NELLE CITTÀ (Alice in den Städten, 1974), il film che lo stesso Wenders ha spesso definito come il suo vero esordio artistico: un’opera seminale, primo capitolo della celebre “Trilogia della strada”, in cui il road movie diventa strumento di esplorazione esistenziale, geografica e sentimentale. Attraverso l’incontro tra il giornalista Philip Winter e la piccola Alice, tra America ed Europa, Wenders definisce per la prima volta quel cinema del movimento, dello smarrimento e dell’osservazione poetica della realtà che diventerà il segno distintivo della sua opera.

Si prosegue con L’AMICO AMERICANO (Der amerikanische Freund, 1977), tratto da bestseller di Patricia Highsmith “Il gioco di Ripley”, che consacra il regista a livello internazionale. Un noir sospeso tra Europa e America, tra classicismo hollywoodiano e inquietudine contemporanea, che trasforma il thriller in una riflessione sul doppio, sull’amicizia e sull’ambiguità morale. Grazie anche alla presenza magnetica di Dennis Hopper e Bruno Ganz il film diventa immediatamente uno dei punti di riferimento del cinema degli anni Settanta.

È degli Anni Novanta LISBON STORY (1994), omaggio alla città di Lisbona e insieme riflessione poetica sulla natura stessa delle immagini e del cinema. Il film conserva un’impressionante attualità, anche grazie alla sua idea di un’Europa senza confini, aperta e attraversabile.

Premiato con l’Orso d’Argento alla Berlinale, con THE MILLION DOLLAR HOTEL (2000) Wenders attraversa l’America urbana approdando a un’opera visionaria e notturna ambientata nel cuore marginale di Los Angeles. Una delle sue esperienze più radicali e poetiche, un racconto sospeso tra noir, favola ciittadina e storia d’amore, dove gli esclusi e i fragili diventano protagonisti di una struggente umanità.

Chiude il viaggio NON BUSSARE ALLA MIA PORTA (Don’t come knocking, 2005), ritorno ai grandi spazi del West e ai temi della memoria, della fuga e della riconciliazione. Nato dalla rinnovata collaborazione con Sam Shepard dopo “Paris, Texas”, il film è una meditazione crepuscolare sul tempo, la paternità e la possibilità di ritrovare sé stessi.

I film sono proposti in versione restaurata e tornano sul grande schermo per parlare al presente con rara intensità, raccontando il percorso di un autore che ha saputo trasformare il cinema in uno spazio di libertà, ricerca e meraviglia.