Instabilità economica, inflazione e disoccupazione stanno amplificando la vulnerabilità dei nuclei familiari più fragili, con pesanti ricadute sulla salute mentale degli adulti e sulla sicurezza dei minorenni, sempre più esposti al rischio di maltrattamento. È quanto emerge dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato da Fondazione CESVI, organizzazione umanitaria laica e indipendente che da oltre 40 anni porta il cuore, la generosità e l’operosità degli italiani nelle emergenze e nei luoghi più poveri del mondo attraverso progetti di lotta alla fame e alle grandi pandemie, per la tutela delle persone e dell’ambiente.
Analizzando i fattori di rischio e la capacità delle regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia, il rapporto ha messo in evidenza un Paese a due velocità con le regioni del Nord più capaci di fronteggiare il fenomeno, grazie a reti sociali più solide e servizi più strutturati, e territori del Sud caratterizzati da fragilità economica, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale, che non permettono di dare un’adeguata risposta a sostegno della genitorialità.
Intitolato GENERAZIONE SOLA, il Focus di quest’anno si è concentrato sulla povertà relazionale analizzandone il legame con il maltrattamento infantile. Ne è emerso che la povertà non è solo mancanza di risorse materiali, ma anche carenza o deterioramento di relazioni significative, spazi sicuri, adulti di riferimento e comunità capaci di proteggere. La povertà relazionale si manifesta come solitudine, assenza di ascolto, fragilità dei legami familiari, mancanza di amici, bullismo, scarsa presenza di adulti capaci di intercettare il disagio. È una forma di vulnerabilità meno visibile ma pervasiva perché stringe i minori in una morsa devastante: quando si indeboliscono le relazioni diminuiscono anche i fattori protettivi che aiutano bambine e bambini a crescere in sicurezza. Il benessere di un minore si costruisce, o si incrina, nel quadro relazionale che lo circonda: la famiglia, i coetanei, gli adulti di riferimento, gli abitanti del quartiere in cui cresce. La famiglia è il primo spazio di protezione emotiva e spesso svolge un ruolo centrale nell'ascolto e nella cura, ma può essere intaccata da criticità molto difficili da gestire per un bambino. Conflitti di coppia, tensioni economiche e carichi di lavoro che riducono la presenza adulta lasciano tristezza, insicurezza e senso di abbandono. Anche le relazioni tra pari sono decisive per il benessere, perché spesso è proprio tra coetanei che emergono alcune delle esperienze più dolorose: il bullismo, il body-shaming, il razzismo e l’omofobia. Fenomeni che generano ansia, isolamento, perdita di autostima che richiedono l’immediato intervento di un adulto – educatori, insegnanti, psicologi, genitori. Per questo CESVI invita ad adottare un approccio integrato e multidimensionale per contrastare povertà relazionale e maltrattamento, rafforzando gli spazi educativi e di aggregazione, sostenendo le famiglie, valorizzando il ruolo della scuola e promuovendo reti territoriali integrate tra servizi, terzo settore e comunità locali che riconoscano i minorenni non solo come destinatari di interventi, ma come soggetti attivi nell’indicare bisogni e priorità.

“Il maltrattamento non è un fenomeno confinato alle mura domestiche, ma una sfida collettiva che affonda le proprie radici nelle condizioni strutturali, relazionali e sociali in cui bambini e famiglie vivono. Preoccupa, in particolare, la crescita del disagio mentale tra i minorenni, la diminuzione del numero assoluto dei pediatri di libera scelta e la difficoltà di garantire a tutte le famiglie un accesso tempestivo e uniforme ai servizi di prevenzione e accompagnamento” ha dichiarato Stefano Piziali, Direttore Generale di Fondazione CESVI. “Occorre rafforzare quelle che definiamo vere e proprie ‘antenne sociali' – pediatri, insegnanti, operatori sociali - capaci di intercettare precocemente i segnali di disagio e attivare percorsi di sostegno prima che la vulnerabilità si trasformi in maltrattamento. È altrettanto importante investire nella formazione degli operatori, nel monitoraggio dell’impatto degli interventi e nella costruzione di banche dati integrate che consentano di valutare in modo più efficace il contributo del pubblico e del privato alla tutela dei diritti dei bambini. La prevenzione passa anche dalla capacità di misurare ciò che funziona e di orientare le risorse verso le esperienze più efficaci. Garantire a ogni bambino un ambiente sicuro, relazioni di qualità e opportunità di crescita significa costruire una società più equa, coesa e resiliente” ha aggiunto Piziali.

Fondazione CESVI ha attivato nelle città di Bari, Napoli, Siracusa e Milano il programma “Case del Sorriso”, presenti in contesti molto complessi, segnati da fragilità economica e socioculturale, criminalità minorile, dispersione scolastica e carenza di spazi educativi e di aggregazione. Le strutture offrono attività di sostegno psicologico e ascolto, di supporto alla genitorialità, laboratori sportivi, psicomotori, artistico-espressivi, proposte educative. “Case del Sorriso” sono presenti anche in altri Paesi del Mondo (Brasile, Haiti, India, Sudafrica, Perù e Zimbabwe) con strutture che offrono spazi protetti di gioco, distribuzione di pasti, sostegno alle attività scolastiche e igiene personale ai minorenni e alle famiglie in difficoltà.
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STEFANO PIZIALI – direttore generale CESVI
STEFANIA ANDREOLI – psicoterapeuta
VALERIA EMMI – responsabile strategia e relazioni istituzionali CESVI
RENATA MOLINO – referente CESVI Napoli e Bari