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World Environment Day 2026: A Global Call for Climate Action

 

MAGNA CHARTA DELL’ENERGIA RINNOVABILE

per il World Environment Day 2026


Inspired by Nature. For Climate. For Our Future.

 


Il World Environment Day richiama quest’anno l’attenzione sul legame profondo che unisce natura, clima e futuro dell’umanità. In un tempo segnato dalla crisi climatica, dalle disuguaglianze energetiche, dalle crescenti emissioni di gas climalteranti e dai conflitti legati all’accesso alle risorse, diventa sempre più necessario ripensare il rapporto tra energia, diritti e bene comune.

 

In questo contesto nasce Magna Charta dell’Energia Rinnovabile, uno spazio culturale e civile aperto a scienziati, intellettuali, operatori culturali, tecnici, artisti e cittadini che condividono una convinzione fondamentale: l’accesso e la possibilità di utilizzare l’energia proveniente da fonti rinnovabili devono essere considerati un diritto universale, strettamente connesso agli altri diritti fondamentali della persona.

 

L’energia del sole, del vento, dell’acqua e delle altre fonti rinnovabili rappresenta infatti una concreta opportunità di pace, cooperazione, autonomia, giustizia climatica e sviluppo condiviso.

 

Le riflessioni che seguono nascono dal desiderio di offrire, nella pluralità delle sensibilità e delle competenze presenti nella società, un contributo al dibattito sul rapporto tra umanità, ambiente ed energia, nella consapevolezza che la transizione energetica costituisce una delle grandi sfide del nostro tempo.

 

 

Ambiens

Quando sentiamo la parola “ambiente”, pensiamo subito a foreste, mari e animali e paesaggi naturali incontaminati. In realtà, l’ambiente è molto di più, come si può evincere anche dalla stessa etimologia del termine. La parola ambiente, infatti, deriva dal latino ambiens, ambientis, participio del verbo ambire, che significa “stare intorno”, “circondare”. Quindi, etimologicamente, ambiente indica tutto ciò che ci circonda; non solo la natura ma anche i luoghi in cui viviamo, lavoriamo, cresciamo e costruiamo relazioni. Ambiente è la nostra casa, la nostra città, l’aria che respiriamo ogni giorno e il mondo che abitiamo insieme agli altri. È in quest'ottica, proteggere l’ambiente significa allora prenderci cura non solo della natura, ma anche del luogo in cui viviamo e del futuro che vogliamo costruire; proteggere l'ambiente equivale in definitiva a proteggere noi stessi! E se l’ambiente siamo noi insieme a tutto ciò che ci circonda, allora anche il modo in cui produciamo e utilizziamo l'energia ne rappresenta parte integrante. L'energia è presente nei luoghi che abitiamo, nell’aria che respiriamo, nelle città in cui viviamo e il futuro che costruiamo ogni giorno non può prescindere dalla sua produzione. Il modo in cui produciamo e utilizziamo energia non è solo un aspetto importante ed imprescindibile della tutela dell’ambiente ma anche uno degli elementi che più ne determinano la qualità e l'equilibrio. In quest'ottica la transizione energetica di cui tanto si parla diventa un modo concreto di prenderci cura non solo del mondo che abitiamo ma anche e soprattutto di noi stessi! Scegliere energia pulita prodotta da fonti rinnovabili, come sole, acqua, vento e biomasse vegetali, non solo aiuta a rispettare la natura ma influisce positivamente sull'ambiente nella sua concezione più ampia, influisce positivamente su di noi e per questo vale la pena impegnarsi ogni giorno in tal senso con piccoli gesti... 

 

Sarah Caronni, botanica. Ricercatrice dell’Università degli Studi di Milano, Bicocca

 

 

Insieme è possibile

Non è solo urgente ma anche necessario non perdere ulteriore tempo o tentennare sull’urgenza non procrastinabile di unire le forze per la transizione energetica. E forse anche gli stessi iniziatori del progetto Magna Charta dell’Energia Rinnovabile (MCER) non si rendono conto dell’impatto che avrà il sogno che stanno portando avanti.

 

Di fronte ai conflitti in corso nel mondo, alla minaccia dell’utilizzo di armi nucleari, al demone del riarmo, di una politica imperialista che sta oscurando, contaminando il mondo, occorre e si chiede a tutti i cittadini una responsabilità collettiva. Questo progetto nasce per sostenere, aiutare formare questa coscienza. 

 

Auguro perciò e condivido, che se è vero che ogni progetto richiede determinazione e convinzione, auguro al gruppo iniziatore di buttarsi con coraggio in questa avventura, sapendo che quello che facciamo ci aiuta restare profondamenti umani, in simbiosi con la madre Terra. “Insieme è possibile”  

 

Padre Carlo Di Stefano

 

 

Una grande sfida democratica

Il World Environment Day richiama quest’anno il legame profondo tra natura, clima e futuro dell’umanità. In un tempo segnato dalla crisi climatica, dalle disuguaglianze energetiche e dai conflitti legati alle risorse, diventa necessario ripensare il rapporto tra energia, diritti e bene comune. Magna Charta dell’Energia Rinnovabile nasce come spazio culturale e civile aperto a scienziati, intellettuali, operatori culturali, tecnici, artisti e cittadini che condividono una convinzione fondamentale: la transizione energetica non è soltanto una questione tecnologica o industriale, ma una grande sfida democratica. 

 

La transizione energetica rappresenta oggi la principale possibilità concreta per offrire alla vita sul Pianeta il tempo necessario a rigenerarsi, riducendo le emissioni di gas serra che alterano il clima terrestre. Il riscaldamento globale causato dalle attività umane ha ormai raggiunto livelli che la comunità scientifica considera estremamente preoccupanti. Ogni ulteriore incremento della temperatura media terrestre aumenta il rischio di eventi estremi, perdita di biodiversità, desertificazione e compromissione degli equilibri ecologici da cui dipende la nostra stessa esistenza. Tuttavia, il cuore della sfida non riguarda soltanto la sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili. Il vero nodo riguarda chi sarà protagonista di questo cambiamento.

 

La transizione energetica non può dipendere esclusivamente dalle istituzioni, dalle grandi aziende o dai grandi operatori del mercato. È qui che emerge il valore rivoluzionario della democrazia energetica. Per la prima volta nella storia moderna, grazie alle tecnologie rinnovabili, i cittadini possono essere protagonisti di nuovi processi democratici e partecipativi con tutta la fatica collettiva che ne deriva. L'energia non deve più essere considerata una merce prodotta da pochi e acquistata da molti, ma un bene comune attorno al quale costruire nuove forme di partecipazione e solidarietà. L'energia pulita riguarda più di ogni altro aspetto un diritto fondamentale: il diritto a un futuro vivibile che deve essere accessibile per tutti e tutte in qualsiasi parte abitata del pianeta. Un futuro nel quale le famiglie possano ridurre la propria dipendenza energetica, le comunità possano contrastare la povertà energetica e i territori possano generare valore senza compromettere l'ambiente. In questa prospettiva assumono un ruolo centrale le Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali. Esse rappresentano probabilmente l'espressione più avanzata della democrazia energetica oggi disponibile. Consentono a cittadini, enti locali, associazioni e imprese di produrre, condividere e utilizzare energia pulita generando benefici collettivi. Non si tratta soltanto di abbattere le emissioni, ma di redistribuire opportunità, rafforzare i legami sociali e costruire modelli economici più equi e resilienti. La loro forza risiede proprio nella capacità di trasformare la transizione energetica da processo tecnico a progetto sociale. Dove nascono comunità energetiche, cresce la partecipazione civica, aumenta la consapevolezza ambientale e si sviluppa una cultura della cooperazione che rappresenta un antidoto alle disuguaglianze e alla frammentazione sociale. La natura stessa ci offre questa opportunità. Il sole, il vento, l'acqua e il calore della terra mettono a disposizione flussi energetici rinnovabili che nessuna generazione precedente aveva potuto sfruttare con l'efficienza resa possibile dalle tecnologie contemporanee. Oggi disponiamo degli strumenti per raccogliere questa energia, distribuirla e condividerla praticamente ovunque. È una possibilità straordinaria che la storia ci consegna e che sarebbe irresponsabile non cogliere. Per questo appare sempre più dannosa la diffusione di narrazioni demagogiche che trasformano le energie rinnovabili nel bersaglio di campagne emotive e semplificazioni ideologiche. La tutela del paesaggio è un valore fondamentale e irrinunciabile, ma non può essere utilizzata come argomento per negare la necessità della transizione energetica. Quando il dibattito pubblico viene ridotto a slogan o a rappresentazioni caricaturali del cambiamento, si rischia di alimentare paure anziché conoscenza.

 

Purtroppo questa impostazione ha trovato spazio anche in settori dell'informazione e dello spettacolo, coinvolgendo figure molto popolari che in alcune occasioni hanno contribuito a diffondere una visione semplificata e poco aderente alla complessità della sfida energetica. Proprio perché i personaggi pubblici esercitano una grande influenza sull'opinione collettiva, sarebbe auspicabile che il confronto sulle rinnovabili si fondasse maggiormente sui dati scientifici, sull'analisi dei benefici sociali e sulle esperienze concrete delle comunità locali.

 

La vera alternativa non è tra paesaggio e rinnovabili. La vera scelta è tra un modello energetico fondato sulla dipendenza dalle fonti fossili, responsabile della crisi climatica e delle tensioni geopolitiche, e un modello fondato sulla partecipazione, sulla condivisione e sulla responsabilità verso le generazioni future.

 

Nel World Environment Day, Magna Charta dell'Energia Rinnovabile rinnova dunque il proprio impegno per una transizione ecologica che sia anche una transizione democratica, un binomio tra rinnovabili e democrazia che nel ponte che lega la nostra festa della Repubblica democratica alla giornata mondiale dell’ambiente ricorda quanto il destino dell’umanità è un presente contrattato giorno per giorno.  

 

Alessandra Bonfanti

 

 

 

Custodire ciò che ci custodisce

Esiste una segreta parentela che accomuna gli uomini e le donne al di là delle differenze, delle idee e delle appartenenze. La riconosciamo quando ci commuoviamo davanti a un tramonto, quando il silenzio della neve sembra sospendere il tempo, quando osserviamo un animale libero nel proprio ambiente naturale. La ritroviamo nello sguardo misterioso di un gatto, nella sua eleganza antica, nel modo in cui attraversa lo spazio come se custodisse un sapere remoto. La scorgiamo persino nel carapace di una tartaruga, nelle sue geometrie pazienti, nelle simmetrie quasi perfette e in quelle lievi irregolarità che sembrano il tratto lasciato da un pennello sapiente.

 

Davanti a questa armonia comprendiamo che la natura parla agli occhi e all’anima. È una lingua universale, fatta di bellezza, misura e stupore, capace di ricordarci che il creato è una presenza viva che ci precede, ci avvolge e ci chiama.

 

In questa bellezza, l’energia appare come il respiro profondo del mondo. Vive nel calore del sole che matura i frutti, nel vento che attraversa gli alberi, nell’acqua che scorre e feconda, nella terra che accoglie e restituisce vita. Ogni cosa sembra ricordarci che il creato è attraversato da una forza silenziosa e continua, da un ordine che sostiene la vita e la rinnova.

 

Dante, giunto al termine del suo viaggio, affidava all’“amor che move il sole e l’altre stelle” l’immagine più alta dell’armonia universale. Dinanzi alla crisi ambientale, siamo chiamati a ritrovare qualcosa di quella misura. L’energia va pensata come dono da orientare al bene comune, come possibilità di riconciliazione tra l’uomo, la natura e il futuro.

 

Da questa consapevolezza nasce il senso più profondo della Magna Charta dell’Energia Rinnovabile, un patto di responsabilità verso l’ambiente, verso il creato e verso le generazioni che verranno. Riconoscere l’energia rinnovabile come bene comune vuol dire accogliere la generosità della natura senza tradirla, trasformando il sole, il vento, l’acqua e la terra in strumenti di cura, giustizia, pace e libertà condivisa.

 

Alfredo Sguglio