
L’emicrania non è un semplice mal di testa ma una condizione invalidante che porta a rinunce e riadattamenti continui. In Italia interessa oltre 6 milioni di persone e colpisce le donne con una frequenza tre volte superiore rispetto agli uomini. Purtroppo, è oggi ancora molto sottovalutata: un paziente su dieci, infatti, dichiara di non sentirsi compreso da familiari, amici e colleghi e che troppo spesso la malattia viene ridotta a “un banale mal di testa”.
Lo sostengono anche i protagonisti di UNA VITA A METÀ, documentario di Donatella Romani e Roberto Amato con le testimonianze, tra le altre, dell’attrice Francesca Cavallin, l’attore Saverio Raimondo, l’atleta olimpionico di canottaggio Matteo Sartori, la presidente Al.Ce. Alleanza Cefalalgici Alessandra Sorrentino e Monica Guerzoni del Policlinico Universitario di Modena. Testimonianze preziose di chi, pur soffrendo di cefalgia, si espone, rivelando una parte fragile di sé, continuando a inseguire i propri sogni, cercando di convivere con una patologia invalidante che influenza profondamente la sfera personale e lavorativa.
Soffrire di cefalgia significa avere una lama conficcata nella testa che obbliga a fermarsi, rinunciare a momenti di vita comune, restando in isolamento, al buio, chiusi in casa, in un tempo di sospensione e attesa di ritorno alla normalità. Nel docufilm ognuno ha portato un pezzo del proprio vissuto, un percorso di dolore ma anche di gioia, fatica, coraggio e rinascita perché grazie all’innovazione oggi è possibile prevenire e controllare le crisi e riprendere in mano la propria vita, è possibile cambiare lo sguardo degli altri su una malattia neurologica cronica e invalidante che merita ascolto, rispetto e ricerca.
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ALESSANDRA SORRENTINO – Al.Ce. Alleanza Cefalalgici
SIMONA GUERZONI – Centro cefalee Policlinico di Modena
PIERO BARBANTI – Università IRCCS San Raffaele, Roma