
L’uso incontrollato dei social media e delle applicazioni dedicate esclusivamente ai minori ha creato un mondo virtuale parallelo poco conosciuto dai genitori sebbene, secondo il vigente Codice Civile, questi hanno l'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli e si trovano a rispondere per i danni da loro causati ad altri soggetti. Che i genitori siano responsabili in solido con i minori anche per gli illeciti commessi dai figli attraverso l’uso distorto dei social media e delle App è stato confermato da diverse sentenze di Merito e di Cassazione che hanno più volte ribadito la colpa in educando di quei genitori che non si attivano per controllare ed educare i discendenti, presupponendo che la condotta del minore sia figlia di un'educazione carente e del mancato insegnamento del rispetto delle regole e del prossimo. È certo però che un controllo ossessivo e iperprotettivo non è la strada migliore da percorrere né tantomeno la categorica negazione degli strumenti tecnologici e dei social. Il ruolo genitoriale consiste piuttosto nell'essere una guida autorevole e accogliente, con l'obiettivo di accompagnare i figli verso l'autonomia, fornire regole chiare, limiti e disciplina per contenere gli impulsi e insegnare il rispetto delle norme social e dunque anche acquisire una corretta educazione digitale che li porti ad interagire con consapevolezza e legalità nel mondo virtuale. L’ affacciarsi dei minori a quest’ultimo deve essere graduale seguendo un percorso educativo che deve essere discusso e spiegato ai figli facendogli comprendere per quali ragioni si decide di attivare i filtri famiglia presenti all’interno dello strumento tecnologico che viene loro consegnato. Prima di attivare il controllo parentale è bene condividere con loro le motivazioni che spingono a limitare alcuni siti e applicazioni, motivando le ragioni che determinano la configurazione delle impostazioni dello smartphone nel modo ritenuto più idoneo e sicuro alla loro crescita equilibrata. Agendo in questo modo, oltre a rendere il minore parte attiva della propria educazione digitale si evitano inutili incomprensioni che potrebbero poi spingere il minore alla ricerca di metodi che consentono la disattivazione delle restrizioni presenti sul proprio device.
È doveroso chiarire che, sebbene rientri nella responsabilità educativa dell’adulto nei confronti del minore, il parental control non va usato in modo distorto ricorrendo ad applicazioni che hanno uno scopo prevalente di controllo anziché pedagogico –educativo, aiutando il minore ad entrare gradualmente nel mondo virtuale così come lo si accompagna e prepara all’ingresso della società adulta e nel mondo del lavoro mediante l’educazione scolastica e le buone norme sociali. L’istallazione delle “SpyApp” ovvero delle App che si scaricano sui device al fine di monitorare da remoto tutte le azioni, i contatti e gli spostamenti della persona controllata senza che questa ne abbia consapevolezza, è oltremodo dannosa ed al limite della legalità se fatta di nascosto su un dispositivo altrui per spiarne attività in rete, registrare telefonate, memorizzare chat se non addirittura impostare piccoli comandi da remoto per interagire con il dispositivo prescelto. È utile ricordare che alcune di esse si sono rivelate molto pericolose in quelle relazioni ossessive e controllanti e più volte messe al centro di quei comportamenti illeciti che rientrano negli atti persecutori che se perpetrati attraverso l’uso della tecnologia diventano cyberstalking.