Nella periferia di Bari, Donato sopravvive a fatica mentre si prende cura della nonna, che lentamente svanisce per l'Alzheimer. Per pagare le costose cure mediche di cui necessita l’anziana si trova costretto a guidare un’auto in fuga durante una rapina compiuta da Agust, un ladro di origine albanese, che vive secondo il rigido e antico codice d'onore del Kanun. Ne nasce un sodalizio che furto dopo furto si trasforma in un legame d’amicizia che per la prima volta gli fa sperimenta un senso arcaico di appartenenza in cui vige la regola della lealtà, il peso della tradizione e l’istinto di sopravvivenza. Presto però sarà costretto a scegliere se salvare sé stesso abbandonando la criminalità o abbracciarla fino in fondo e avere quella famiglia che ha sempre desiderato.

Come il ritmo incalzante di un pezzo techno il film corre senza pause o respiri. Opera asciutta ma non cupa che sa sciogliersi in momenti di grande leggerezza, sostenuta da un impianto narrativo rigoroso e da una forte consapevolezza del linguaggio cinematografico adottato, capace di restituire l’apnea in cui nuota il protagonista fino al suo ultimo tentativo di tornare a respirare in superficie. Girato interamente in Puglia, instaura un rapporto profondo con il territorio barese, che non viene mai utilizzato come semplice ambientazione ma come elemento drammaturgico complesso e stratificato.

