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ASviS : Valutazione di Impatto generazionale, dieci raccomandazioni al Governo per renderla operativa

 

Dieci raccomandazioni per evitare che la Valutazione di impatto generazionale (VIG) delle nuove leggi resti solo sulla carta. È questo il cuore del Future Paper realizzato nell’ambito della partnership Ecosistema Futuro, che individua principi, approcci e strumenti per rendere efficace la normativa approvata a novembre 2025, anche in vista della prossima adozione del DPCM del Governo, da cui dipenderà la reale efficacia della VIG nel processo legislativo e amministrativo.

 

L’introduzione della VIG rappresenta l’esito di un percorso istituzionale che, richiamando la politica alla sua espressione più alta, cioè quella di riscoprirsi custode, e non proprietaria assoluta, delle risorse del nostro tempo, afferma che “le leggi della Repubblica promuovono il principio dell’equità intergenerazionale” e introduce l’obbligo di svolgere in via preventiva una valutazione sugli effetti sociali e ambientali delle nuove normative proposte dal Governo sui giovani e sulle future generazioni, insieme alla Valutazione di impatto di genere (VIGE). L’auspicata adozione del DPCM attuativo e l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’Impatto generazionale delle leggirappresentano i prossimi passaggi decisivi per tradurre la norma in pratica amministrativa.

 

Il Rapporto, propone dieci raccomandazioni per evitare che la VIG sia interpretata come un atto puramente formale: assumere la VIG come “un’infrastruttura cognitiva permanente” del processo normativo e garantire l’indipendenza tecnica degli organismi chiamati ad effettuare la valutazione; rafforzare le capacità del Parlamento di utilizzare la VIG anche nella fase emendativa e assicurare tempestività nella sua applicazione anche ai decreti-legge che determinano importanti effetti sui giovani e sulle future generazioni; potenziare dati, indicatori e modelli per valutare in modo accurato gli effetti delle leggi, tenendo conto anche degli scenari demografici; promuovere la partecipazione dei giovani in tutte le fasi del processo. Si sottolinea, infine, la necessità di una forte spinta culturale a sostegno delle iniziative che si stanno attivando a livello locale.

 

Le tendenze di medio-lungo periodo e gli squilibri strutturali, come l’invecchiamento della popolazione e la crisi climatica producono impatti che si distribuiscono nel tempo tra le generazioni. L’Italia rischia una stagnazione prolungata legata a declino demografico, bassa produttività e ritardi nell’innovazione, ma dispone anche di concrete opportunità di sviluppo fondate su istruzione, lavoro di qualità, transizione ecologica, digitalizzazione e inclusione sociale. 

 

Il Rapporto illustra le esperienze maturate in diversi Paesi europei dove la prospettiva intergenerazionale è stata integrata strutturalmente nei processi decisionali, come ad esempio in Finlandia, Galles e Germania. A livello delle Nazioni Unite nel settembre del 2024 è stata adottata la Dichiarazione sulle future generazioni nell’ambito del Patto per il Futuro, mentre in ambito europeo si stanno affrontando diversi aspetti tematici e trasversali legati alla Strategia per l’equità intergenerazionale in fase di definizione. In questa direzione, l’Italia può valorizzare anche le esperienze già avviate a livello territoriale da alcune amministrazioni locali, che hanno integrato la prospettiva intergenerazionale nei propri strumenti di programmazione.