di Carla Toffoletti
E’ evidenza storica che lo stereotipo antisemita ha avuto e ha vita più lunga degli altri. Perché gli altri gruppi di diversi cambiano col tempo, o scompaiono, mentre le minoranze ebraiche sono sempre rimaste presenti, con una forte identità
La storica ci mette in guardia dal pericolo dell’ipertrofia della memoria che rischia di far perdere l’indispensabile nesso fra funzione conoscitiva (sapere perché non accada più) e funzione etica (cittadini consapevoli dei valori universali e, dunque, migliori). La sfida è rendere più complesso il linguaggio e stimolare alla responsabilità
Prima di Auschwitz l’antisemitismo aveva nella cultura europea una sua presunta “rispettabilità”. Chi era antisemita non se ne vergognava. Lo gridava ai quattro venti e ne faceva un programma. Lo sterminio nazista ha costituito una cesura profonda. Dopo Auschwitz l’antisemitismo ha perduto la sua presunta “rispettabilità”. Chi è antisemita non lo può più affermare apertamente
Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito a un cambiamento epocale, l’avvento di internet ha mutato il modo di comunicare, e la diffusione del pregiudizio antiebraico ‘galoppa’ in rete. La legge Mancino (introdotta nel 1993 è una legge che condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista , e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. La legge punisce anche l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici) è difficilmente applicabile quando episodi di propaganda antisemita vengono ospitati su server di siti stranieri
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