
Prosegue con successo e partecipazione, tra Torino e altri luoghi del Piemonte, l’annuale appuntamento con il Festival dell’Accoglienza promosso dalla Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino e dall’Associazione Generazioni Migranti APS. Titolo dell’edizione 2026 è LA MITEZZA DISARMANTE: “una scelta - spiega il responsabile dell’iniziativa, Sergio Durando - che nasce dalla riflessione su come si vada affermando e sia sempre più diffuso ad ogni livello - dai rapporti tra le singole persone a quelli che coinvolgono intere comunità - un modo di comportarsi, di comunicare e di relazionarsi sempre più violento, aggressivo, urlato, addirittura disumano in alcuni contesti. Ciò determina che le questioni da affrontare, non di rado, si trasformino in terreno di divisione, sopraffazione e occasione di scontro con effetti distruttivi, anziché essere opportunità di dialogo e confronto costruttivo”. Il Festival è, invece, da sempre uno spazio aperto alla riflessione, un luogo di dialogo e di esperienze, che propone al pubblico e al territorio un’occasione per comprendere in profondità che cosa significhi oggi accogliere, non solo come gesto di ospitalità, ma come scelta di costruzione di comunità, di giustizia e di fraternità. La mitezza è infatti una forza capace di interrompere la spirale della violenza e della contrapposizione. Non è arrendevolezza tantomeno silenzio: è piuttosto la scelta coraggiosa di non rispondere alla violenza con altra violenza, una prospettiva che invita a interrogarsi su come disinnescare le dinamiche più aggressive, rimanendo presenti, attivi, responsabili e vivi.
Lungo e ricco il programma con più di 250 ospiti e oltre cento eventi tra dibattiti, teatro, musica, laboratori, cinema, mostre, spiritualità, in cui si parla di accoglienza, inclusione, giustizia e diritto umanitario, multiculturalità e fede. Tra i temi affrontati anche il dialogo tra i mondi cristiano e islamico e il complesso rapporto tra sicurezza e diritto umanitario.

Dopo aver celebrato l’ottavo centenario della morte di San Francesco con una meditazione teatrale attraverso racconti e musica de “Il cantico delle creature”, uno spettacolo con la regia di Gabriele Vacis, tra gli appuntamenti più interessanti segnaliamo: la presentazione del libro “Mio padre, tuo padre. Due uomini contro l’odio del conflitto israelopalestinese” (24 settembre); l’appuntamento “La mitezza a ogni costo. Voci di donne in frontiera” con religiose che operano in Paesi del Nordafrica (25 settembre); l’incontro “Casa comune dell’umanità: la nonviolenza come pratica di trasformazione” (26 settembre); il monologo multimediale di e con Gabriele Del Grande che intreccia teatro e giornalismo, per ripercorrere un secolo di migrazioni in Europa attraverso immagini, testimonianze e narrazione (4 ottobre); il “Progetto Abito” che recupera e distribuisce vestiti trasformando il riuso in un’occasione di sostegno alle persone e costruzione di comunità; la rassegna “Mondi di Musica”, a cura della Scuola Popolare di Musica e Sfera Culture; l’incontro “Sulla mitezza: società plurale e diritto” (giovedì 8 ottobre), con interventi del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky e del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi.
Molto partecipati anche: l’International Students Gathering, una grande festa di benvenuto con stand di associazioni universitarie, laboratori e attività musicali per i nuovi studenti internazionali arrivati a Torino (23 ottobre); le visite guidate alla scoperta dei luoghi in cui l’accoglienza prende forma ogni giorno attraverso gesti concreti di solidarietà (mense e case della carità); le letture ad alta voce e i laboratori per famiglie con bambini e bambine da tre anni in su per scoprire insieme la ricchezza della diversità; le esibizioni di cori interculturali; i laboratori di formazione al volontariato.

Da non perdere: lo spettacolo di e con Beppe Casales “Gaza vive”, che con il linguaggio del teatro fa ciò che il poeta palestinese Refaat Alareer chiedeva ai suoi studenti (raccontare storie di perdita, di sopravvivenza e di speranza come ultimo gesto di resistenza e antidoto alla morte); la mostra “I sogni attraversano il mare” di Giuseppe Pipita, primo giornalista a raggiungere le spiagge della tragedia di Cutro; la presentazione del libro “Chi ha paura delle identità multiple? Da Damasco all’Europa, una risposta alle ricette populiste della separazione”, con l’arcivescovo siro-cattolico di Homs Jacques Mourad (19 ottobre); l’incontro “Beati i miti perché erediteranno la terra”, con la partecipazione del cardinale Roberto Repole, la saggista Gabriella Caramore e il giornalista Mario Calabresi (29 ottobre); l’incontro “La forza mite della cura” (14 Ottobre), una riflessione su una cura capace di coniugare competenza e umanità, giustizia e diritti, mettendo sempre la persona al centro.
Per il programma dettagliato:
www.festivalaccoglienzatorino.it