L'economista sul Decreto del fare


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Vaciago: meglio tardi che mai

'Fosse stato fatto 10 anni fa sarebbe stato meglio, ma è un buon inizio'

di Francesco Chyurlia

“Se fosse stato fatto 10 anni fa sarebbe stato meglio, ma è un buon inizio. Meglio tardi che mai”. Con un pizzico di ironia, l’economista Giacomo Vaciago, promuove il “decreto del fare”, varato dal governo. “Stiamo tornando ad occuparci di ciò che serve all’Italia per tornare, prima o poi, a crescere. Dopo che per 10 anni ci siamo occupati dei problemi dei politici”.

L’impostazione del decreto le piace?
“Sì l’impostazione è buona. Abbiamo messo il binario e fatto partire il primo treno. C’è ancora molto da fare perché abbiamo dormito 20 anni. E la mancata crescita o l’arretramento odierno è colpa dei ritardi e delle omissioni di tanti anni fa”

Qual è l’elemento caratterizzante del decreto?
“Innanzitutto smettiamola di discutere se è meglio ridurre l’Imu o l’Iva, perché non c’entrano con i problemi dell’Italia. L’Imu è un’imposta municipale: per piacere abbiamo 8000 sindaci, ebbene, decidano loro. La smetta Roma di occuparsi di problemi che non la riguardano. Detto ciò e tornando quindi al tema è chiaro che semplificare regole che sono incomprensibili è un bel risultato”.

La semplificazione è quindi l’elemento di svolta?
“Io vorrei che ci proibissero ad accedere agli uffici. Si può fare tutto via Internet. Quando vedo un ufficio pieno di carta e con code di cittadini allo sportello, dico che quello è un ufficio che va chiuso perché ci impedisce di funzionare. I servizi pubblici devono servire il pubblico. Si chiamano così per questo. Loro devono lavorare per me, non io fare le code. Questo è ciò che succede in tutto il mondo civile, meno che da noi”.

Lei ha parlato dell’Imu, ma l’altro elemento che spaventa i consumatori e le imprese è l’aumento dell’Iva di un punto.
“Attenzione. Tu puoi tassare la produzione con il cuneo fiscale o altro, oppure puoi tassare la spesa, i consumi. L’Iva è un’imposta sui consumi Se tu aumenti l’Iva meno gente va a fare la spesa. Ma se dall’altra parte mantieni alte le tasse sulla produzione, la produzione se ne va altrove e si vendono prodotti cinesi. E quindi chiudono le fabbriche. Paradossalmente, in un momento di grave crisi della produzione più che dei consumi (i consumi sono sotto del 6% rispetto a due anni fa e la produzione industriale è sotto del 20%), è tollerabile un aumento dell’Iva che è già legge: basta non fare niente, è già decisa. Se devo restituire soldi a qualcuno, non devo restituirli ai proprietari di case o ai mercanti, ma alle imprese che producono”.

Questi provvedimenti del decreto del fare avranno un impatto positivo sull’occupazione?
“Può averlo se aiuteranno a far riprendere l’economia nel suo insieme. L’occupazione cresce quando l’economia va bene, non viceversa. L’occupazione è la conseguenza della crescita. Bisogna aiutare le imprese, oppure i giovani a mettersi in proprio ad inventarsi un lavoro”.