Le motivazioni della sentenza di appello


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Thyssen, gli operai non ebbero colpa

Pena ridotta da 16 a 10 anni e mezzo per gli imputati del processo alle acciaierie di Terni nelle quali morirono 7 operai. 'E' impensabile' che 'un imputato come Espenhahn, imprenditore esperto, abituato a ponderare le proprie decisioni nel tempo, abbia agito in maniera tanto irrazionale': è questo il passaggio chiave della sentenza di appello t

"E' impensabile" che "un imputato come Espenhahn, imprenditore esperto, abituato a ponderare le proprie decisioni nel tempo", "abbia agito in maniera tanto irrazionale": e' questo il passaggio chiave della sentenza di appello Thyssen, con cui i giudici della Corte di appello, presieduta da Gian Giacomo Sandrelli, hanno derubricato il reato di omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo con colpa cosciente, riducendo la pena per l'ex amministratore delegato della Thyssen da 16 anni e mezzo a 10 anni.

Il fatto che abbia valutato la possibilita' che l'incidente accadesse, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza, non significa che Espenhahn e gli altri cinque imputati non "agirono nella convinzione che gli eventi sarebbero stati evitati". L'omicidio volontario con dolo eventuale era stato contestato dai pm Raffaele Guariniello, Francesca Traverso e Laura Longo. La Corte aveva condannato anche Gerald Priegnitz e Marco Pucci a 7 anni di carcere, il direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri a 8 anni e ridotto la pena a 9 anni per Daniele Moroni.

'Gli operai non hanno colpa'
"Non ci fu alcun comportamento imprevedibile da parte degli operai": e' quanto si legge nelle 346 pagine delle motivazioni, depositate oggi, della sentenza di appello Thyssen. La Corte di appello di Torino lo scorso 28 febbraio aveva riformato la sentenza di primo grado nei confronti dell'ex amministratore delegato della Thyssenkupp, Harald Espenhahn, riducendone la pena da 16 a 10 anni per omicidio colposo "con colpa cosciente" e non per omicidio volontario. Il processo e' quello per il rogo avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 nello stabilimento torinese della multinazionale dell'acciaio in cui persero la vita sette operai.

"Gli operai non fecero che dare attuazione al piano di emergenza che era stato loro imposto, senza alcuna formazione e informazione dei rischi specifici", scrivono i giudici nelle motivazioni; questo fatto "esclude totalmente che il loro comportamento possa essere qualificato imprudente, imprevedibile, imprevisto: esso era proprio quello che ci si aspettava che essi facessero - conclude la sentenza - ignari che il vero pericolo per loro non era costituito dalle fiamme cui si avvicinavano ma dall'innescarsi improvviso di una nuvola incandescente che li avrebbe avviluppati senza scampo".

'Gravissima imprudenza degli imputati'
Tutti gli imputati "confidarono con gravissima imprudenza che non si sarebbe verificato l'evento che produsse" la morte dei 7 operai la notte del 6 dicembre 2007: lo affermano nelle motivazioni della sentenza Thyssen i giudici della Corte d'appello di Torino, che definiscono l'imprudenza "una forma di colpa". "Essi accettarono tutti il rischio che si verificassero eventi diversi: cioe' fenomeni di focolaio non diffusivo (che si provocavano tutti i giorni nello stabilimento) - spiegano i giudici - ma confidarono con gravissima imprudenza che gli operai sarebbero riusciti, come avveniva sempre, a sedarli", e contando sul fatto che i "focolai non trasmodassero in incendi diffusivi".