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DOPO IL MEGAINCEDIO DAI FIUMI AL MARE Le conseguenze di un incendio possono arrivare fino al mare attraverso i fiu- mi.E' quanto emerso dallo studio, pub- blicato su Marine Pollution Bulletin, dopo il megaincendio che nel luglio 2021 ha bruciato oltre 12.200 ettari nel Montiferru e nella Planargia, in Sardegna. La ricerca ha seguito ciò che è accaduto nei bacini incendiati, nei fiumi e lungo la costa dopo le prime piogge intense. Nel novembre 2021, il dilavamento dei terreni bruciati è sta- to accompagnato da marcati aumenti di nutrienti nelle acque fluviali, in par- ticolare fosforo e azoto disciolto. www.szn.it 1/8 fonte Stazione Zoologica Anton Dohrn Ambiente 450 Io non rischio 460>464
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DOPO IL MEGAINCENDIO DAI FIUMI AL MARE Nelle acque costiere sono state osservate variazioni più deboli e temporanee, senza evidenze di un arricchimento persistente. Si è osservato un segnale molto evidente nei fiumi, mentre in mare gli impulsi sono risultati più deboli e temporanei. Questo mostra quanto sia importante osservare l'intero sistema e non considerare separatamente ambiente terrestre e ambiente marino. I ricercatori hanno analizzato la clorofilla-a stimata da satellite tra il 2015 e il 2024, confrontando i siti collegati ai bacini incendiati<<< www.szn.it 2/8 fonte Stazione Zoologica Anton Dohrn Ambiente 450 Io non rischio 460>464
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DOPO IL MEGAINCENDIO DAI FIUMI AL MARE con quelli di controllo. La clorofilla-a è stata utilizzata come indicatore indiretto della variabilità del fitoplancton. Sono state rilevate alcune anomalie locali. Considerate nel contesto dell'intera serie temporale e del confronto con i siti di controllo, queste variazioni non mostrano però una risposta specifica e coerente attribuibile all'incendio. I risultati non consentono quindi di attribuire al megaincendio un aumento generalizzato del fitoplancton o una fioritura algale lungo la costa studiata. www.szn.it 3/8 fonte Stazione Zoologica Anton Dohrn Ambiente 450 Io non rischio 460>464
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DOPO IL MEGAINCEDIO DAI FIUMI AL MARE La risposta più evidente è stata osservata nelle foreste intertidali formate da macroalghe del genere Ericaria. Prima delle principali piogge autunnali, i ricercatori avevano predisposto quadrati permanenti di 10 centimetri e in alcuni di essi, rimosso la copertura algale per seguirne la ri- colonizzazione nel tempo. Il recupero di Ericaria nei quadrati sperimentali è stato più rapido nei siti collegati ai bacini incendiati rispetto ai siti di controllo. Nel giugno 2024 la coper- tura media nei quadrati in recupero aveva raggiunto il 25,6% nei primi<<< www.szn.it 4/8 fonte Stazione Zoologica Anton Dohrn Ambiente 450 Io non rischio 460>464
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DOPO IL MEGAINCENDIO DAI FIUMI AL MARE e il 15,4% nei secondi. Questa differenza è compatibile con una temporanea maggiore disponibilità di nutrienti, ma non permette di attribui- re direttamente il recupero al dilava- mento dei terreni incendiati: possono aver contribuito anche le caratteristi- che locali e le condizioni idrodinami- che. In un sito esposto è stata inoltre osservata una temporanea riduzione del- la luce subacquea. Le analisi isotopi- che e della Posidonia oceanica hanno mostrato differenze spaziali compatibi- li con variazioni locali nella disponi- bilità di nutrienti. www.szn.it 5/8 fonte Stazione Zoologica Anton Dohrn Ambiente 450 Io non rischio 460>464
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DOPO IL MEGAINCENDIO DAI FIUMI AL MARE Le risposte nella struttura delle Praterie di Posidonia, delle comunità delle scogliere subtidali e degli habitat coralligeni profondi sono risultate invece limitate o non rilevabili nel periodo studiato. Nel complesso, i segnali più chiari sono emersi nei fiumi e negli ambienti costieri superficiali direttamente esposti agli apporti provenienti dai bacini incendiati. Lo studio evidenzia l'importanza di monitorare tempestivamente gli eventi di pioggia successivi agli incendi. www.szn.it 6/8 fonte Stazione Zoologica Anton Dohrn Ambiente 450 Io non rischio 460>464
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DOPO IL MEGAINCEDIO DAI FIUMI AL MARE Gli impulsi di nutrienti e sedimenti possono infatti essere intensi, localizzati e di breve durata e rischiano di non essere intercettati da campionamenti effettuati a distanza di settimane o mesi. E' necessario valuta- re la definizione di un protocollo standard di monitoraggio per gli incen- di che interessano aree vicine alla co- sta. Attivarlo fin dalle prime piogge permetterebbe di seguire ciò che accade nei bacini, nei fiumi e in mare e di confrontare i risultati tra eventi e territori diversi. www.szn.it 7/8 fonte Stazione Zoologica Anton Dohrn Ambiente 450 Io non rischio 460>464
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DOPO IL MEGAINCENDIO DAI FIUMI AL MARE La ricerca indica quindi l'importanza di integrare sensori ambientali, osservazioni satellitari e monitoraggi diretti in fiumi e mare, accompagnando le misure chimiche con osservazioni biologiche nel tempo. www.szn.it 8/8 fonte Stazione Zoologica Anton Dohrn Ambiente 450 Io non rischio 460>464
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PANAREA: SCOPERTI NUOVI CAMINI IDROTERMALI E UN CRATERE SOTTOMARINO La sinergia tra le competenze vulcanologiche e quelle biologiche ed ecologiche consente una completa interpretazione della complessità energetica del sistema che, a partire da questa scoperta, potrà essere approfondita attraverso campagne di ricerca e monitoraggio per una maggiore valutazione dei rischi, ma anche per simulazioni specifiche di condizioni estreme. www.szn.it 9/9 fonte Stazione Zoologica Anton Dohrn Ambiente 450 Io non rischio 460>464

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