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DOPO IL MEGAINCEDIO
DAI FIUMI AL MARE
Le conseguenze di un incendio possono
arrivare fino al mare attraverso i fiu-
mi.E' quanto emerso dallo studio, pub-
blicato su Marine Pollution Bulletin,
dopo il megaincendio che nel luglio
2021 ha bruciato oltre 12.200 ettari
nel Montiferru e nella Planargia, in
Sardegna. La ricerca ha seguito ciò che
è accaduto nei bacini incendiati, nei
fiumi e lungo la costa dopo le prime
piogge intense. Nel novembre 2021, il
dilavamento dei terreni bruciati è sta-
to accompagnato da marcati aumenti di
nutrienti nelle acque fluviali, in par-
ticolare fosforo e azoto disciolto.
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DOPO IL MEGAINCENDIO
DAI FIUMI AL MARE
Nelle acque costiere sono state
osservate variazioni più deboli e
temporanee, senza evidenze di un
arricchimento persistente. Si è
osservato un segnale molto evidente nei
fiumi, mentre in mare gli impulsi sono
risultati più deboli e temporanei.
Questo mostra quanto sia importante
osservare l'intero sistema e non
considerare separatamente ambiente
terrestre e ambiente marino. I
ricercatori hanno analizzato la
clorofilla-a stimata da satellite tra
il 2015 e il 2024, confrontando i siti
collegati ai bacini incendiati<<<
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DOPO IL MEGAINCENDIO
DAI FIUMI AL MARE
con quelli di controllo. La
clorofilla-a è stata utilizzata come
indicatore indiretto della variabilità
del fitoplancton. Sono state rilevate
alcune anomalie locali. Considerate nel
contesto dell'intera serie temporale e
del confronto con i siti di controllo,
queste variazioni non mostrano però una
risposta specifica e coerente
attribuibile all'incendio. I risultati
non consentono quindi di attribuire al
megaincendio un aumento generalizzato
del fitoplancton o una fioritura algale
lungo la costa studiata.
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DOPO IL MEGAINCEDIO
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La risposta più evidente è stata
osservata nelle foreste intertidali
formate da macroalghe del genere
Ericaria. Prima delle principali piogge
autunnali, i ricercatori avevano
predisposto quadrati permanenti di 10
centimetri e in alcuni di essi, rimosso
la copertura algale per seguirne la ri-
colonizzazione nel tempo. Il recupero
di Ericaria nei quadrati sperimentali
è stato più rapido nei siti collegati
ai bacini incendiati rispetto ai siti
di controllo. Nel giugno 2024 la coper-
tura media nei quadrati in recupero
aveva raggiunto il 25,6% nei primi<<<
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DOPO IL MEGAINCENDIO
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e il 15,4% nei secondi.
Questa differenza è compatibile con una
temporanea maggiore disponibilità di
nutrienti, ma non permette di attribui-
re direttamente il recupero al dilava-
mento dei terreni incendiati: possono
aver contribuito anche le caratteristi-
che locali e le condizioni idrodinami-
che. In un sito esposto è stata inoltre
osservata una temporanea riduzione del-
la luce subacquea. Le analisi isotopi-
che e della Posidonia oceanica hanno
mostrato differenze spaziali compatibi-
li con variazioni locali nella disponi-
bilità di nutrienti.
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Le risposte nella struttura delle
Praterie di Posidonia, delle comunità
delle scogliere subtidali e degli
habitat coralligeni profondi sono
risultate invece limitate o non
rilevabili nel periodo studiato.
Nel complesso, i segnali più chiari
sono emersi nei fiumi e negli ambienti
costieri superficiali direttamente
esposti agli apporti provenienti dai
bacini incendiati. Lo studio evidenzia
l'importanza di monitorare
tempestivamente gli eventi di pioggia
successivi agli incendi.
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DOPO IL MEGAINCEDIO
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Gli impulsi di nutrienti e sedimenti
possono infatti essere intensi,
localizzati e di breve durata e
rischiano di non essere intercettati da
campionamenti effettuati a distanza di
settimane o mesi. E' necessario valuta-
re la definizione di un protocollo
standard di monitoraggio per gli incen-
di che interessano aree vicine alla co-
sta. Attivarlo fin dalle prime piogge
permetterebbe di seguire ciò che accade
nei bacini, nei fiumi e in mare e di
confrontare i risultati tra eventi e
territori diversi.
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DOPO IL MEGAINCENDIO
DAI FIUMI AL MARE
La ricerca indica quindi l'importanza
di integrare sensori ambientali,
osservazioni satellitari e monitoraggi
diretti in fiumi e mare, accompagnando
le misure chimiche con osservazioni
biologiche nel tempo.
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PANAREA: SCOPERTI NUOVI CAMINI
IDROTERMALI E UN CRATERE SOTTOMARINO
La sinergia tra le competenze
vulcanologiche e quelle biologiche ed
ecologiche consente una completa
interpretazione della complessità
energetica del sistema che, a partire
da questa scoperta, potrà essere
approfondita attraverso campagne di
ricerca e monitoraggio per una maggiore
valutazione dei rischi, ma anche per
simulazioni specifiche di condizioni
estreme.
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