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IDROTERMALI E UN CRATERE SOTTOMARINO
Un grande cratere sottomarino, con
dimensioni di circa 100 60 metri, e
nuovi camini di origine idrotermale so-
no stati scoperti sul fondale marino a
circa un miglio dall'isola di Panarea,
a una profondità compresa tra 60 e 80
metri. La scoperta di questa nuova area
caratterizzata da un'intensa attività a
nord-est dell'isola di Panarea
suggerisce la necessità di riconsidera-
rel'estensione del sistema idrotermale
sottomarino finora conosciuto Questo
risultato pone nuove sfide nello studio
della dinamica e dell'energia del
sistema.
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Più in generale, dello stato di
attività del complesso vulcanico di
Panarea e del suo impatto
sull'ecosistema circostante, aprendo
nuove prospettive per le attività di
ricerca e monitoraggio vulcanico utili
all'aggiornamento degli scenari di
pericolosità. Lo studio ha preso avvio
dall'analisi dei dati acquisiti
nell'ambito del progetto IDMAR
(Infrastruttura Multidisciplinare
Distribuita sul MARe), riguardanti le
caratteristiche del fondale marino
situato a circa 1,5 km a nord-est di
Panarea.
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I rilievi Multibeam, acquisiti dal
gruppo di ricerca in aree idrotermali
sottomarine hanno consentito di
individuare, mediante sistemi
informativi geografici (GIS), morfolo-g
gie complesse a diverse profondità.
Le successive analisi di dettaglio
hanno permesso di interpretare queste
strutture come potenziali vie di
risalita di fluidi idrotermali dal
fondale, mai documentate in precedenza.
Per verificare la presenza delle
strutture individuate e valutarne lo
stato di attività, nel luglio 2026 è
stata condotta un'indagine >>>
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>>>diretta mediante un ROV (Remotely
Operated Underwater Vehicle), un robot
subacqueo filoguidato dalla superficie.
Il ROV, messo a disposizione
dall'Università di Padova, ha restitui-
to immagini e filmati che hanno confer-
mato un'intensa attività di degassamen-
to all'interno del grande cratere, con
emissioni diffuse sia lungo le pareti
sia nel settore più profondo. Nell'area
dei camini sono state inoltre
documentate attività idrotermali recen-
ti e un elevato tasso di emissione di
gas dal fondale marino.
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Le strutture individuate presentano
caratteristiche morfologiche simili a
quelle dei camini idrotermali dell'area
denominata Smoking Land, scoperta nel
2015 poco a sud dell'isolotto di
Basiluzzo. Sebbene l'indagine fosse
finalizzata principalmente alla
caratterizzazione delle emissioni
idrotermali e non prevedesse un
censimento sistematico della componente
biologica, le immagini acquisite dal
ROV hanno fornito anche le prime
osservazioni sugli habitat presenti.
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Nell'area dei camini, caratterizzata da
una minore attività idrotermale, il
fondale ospita una ricca comunità
bentonica (organismi presenti nell'area
del fondale) dominata da macroalghe
verdi della famiglia Udoteaceae e da
numerose colonie della gorgonia
Eunicella singularis, in accordo con
quanto già osservato nella vicina
Smoking Land. All'interno del grande
cratere, invece, dove il degassamento è
molto più intenso, il fondale è
prevalentemente ricoperto da estesi
tappeti batterici associati alle
emissioni idrotermali.
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Mentre macroalghe e organismi sessili
(cioè organismi ancorati al fondale)
risultano quasi del tutto assenti.
Queste prime evidenze suggeriscono che
il gradiente di attività idrotermale
possa influenzare significativamente la
distribuzione delle comunità biologiche
e indicano l'interesse di future
campagne dedicate allo studio ecologico
di questi ambienti. Dal punto di vista
geologico-strutturale, la nuova area si
colloca lungo la direttrice tettonica
orientata nord-est/sud-ovest, già nota
nella letteratura scientifica, che col-
lega Panarea all'isolotto di Basiluzzo.
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Le scarpate morfologiche individuate e
confermate durante l'indagine
sottomarina indicano che questa
struttura tettonica costituisce una via
preferenziale per la circolazione
idrotermale e la risalita di gas e
fluidi di origine profonda. La scoperta
di quest'area apre nuovi scenari che
potranno dare informazioni sulla
biodiversità di questi complessi
ecosistemi che, a fronte della loro
estensione, rappresentano laboratori
naturali per studiare i cambiamenti
climatici e gli adattamenti degli
organismi.
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La sinergia tra le competenze
vulcanologiche e quelle biologiche ed
ecologiche consente una completa
interpretazione della complessità
energetica del sistema che, a partire
da questa scoperta, potrà essere
approfondita attraverso campagne di
ricerca e monitoraggio per una maggiore
valutazione dei rischi, ma anche per
simulazioni specifiche di condizioni
estreme.
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