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INQUINAMENTO
Grazie a due esperimenti condotti nel
Lago di Massaciuccoli in Toscana e nel
Golfo di La Spezia, i ricercatori hanno
dimostrato che i dati satellitari
acquisiti da sensori Radar ad Apertura
Sintetica (SAR) permettono di
identificare accumuli galleggianti di
plastica, fornendo uno dei primi
riscontri sperimentali sulle
potenzialità di questa tecnologia in
ambiente marino. I risultati sono stati
pubblicati sulla rivista scientifica
Remote Sensing of Environment.
www.enea.it
fonte ENEA
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INQUINAMENTO
Per condurre gli esperimenti è stata
realizzata una piccola isola di
plastica, progettata per riprodurre nel
modo più realistico possibile forma e
dimensioni tipiche degli accumuli di
rifiuti plastici presenti in ambienti
marini e oceanici. I sensori SAR a
bordo dei satelliti COSMO-SkyMed,
programma dell'Agenzia Spaziale Italia-
na e del Ministero della Difesa, e ICEY
hanno acquisito immagini dell'isola
utilizzando diverse configurazioni in
termini di risoluzione spaziale,
geometria di osservazione e
polarizzazione.
www.enea.it
fonte ENEA
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INQUINAMENTO
L'analisi delle immagini ha quindi
evidenziato come gli accumuli plastici
risultino chiaramente distinguibili
rispetto alla superficie d'acqua
circostante. Nello studio pubblicato si
evidenzia infatti come la presenza del-
la plastica modifichi la rugosità
superficiale dell'acqua, determinando
un aumento dell'intensità del segnale
misurato dal sensore. Questo risultato
apre nuove prospettive per il
monitoraggio dei rifiuti plastici in
mare da dati radar satellitari. Finora,
infatti, la maggior parte degli studi
condotti sul tema si sono concentrati<<
www.enea.it
fonte ENEA
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INQUINAMENTO
sull'utilizzo di sensori ottici
operanti nello spettro elettromagnetic
del visibile e dell'infrarosso termico,
mentre l'utilizzo dei sensori SAR è
tuttora ancora poco esplorato, pur
resentando un vantaggio importante:
questa tecnologia, infatti, può
acquisire immagini sia di giorno che di
notte e anche in presenza di copertura
nuvolosa, offrendo la possibilità, in
futuro, di monitorare i rifiuti di
plastica in ambienti acquatici con
maggiore continuità.
www.enea.it
fonte ENEA
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CAMBIAMENTI CLIMATICI
LA FUSIONE DEI GHIACCIAI
I dati analizzati mostrano che la
perdita di ghiaccio è aumentata
vertiginosamente a partire dagli anni
'90: la Groenlandia, che negli anni '70
era quasi in equilibrio, ha visto il
proprio tasso di perdita di ghiaccio
passare da circa 60 miliardi di
tonnellate all'anno perse negli anni
'80 a 264 miliardi di tonnellate nei
primi dieci anni del Duemila, un decen-
nio caratterizzato da ripetuti episodi
di fusione estiva estrema.
Contemporaneamente, il tasso di perdita
dell'Antartide è passato da circa 48
miliardi di tonnellate all'anno <<<
www.ingv.it 5/8
fonte INGV
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CAMBIAMNETI CLIMATICI
LA FUSIONE DEI GHIACCIAI
negli anni '80 a 202 miliardi di
tonnellate negli anni 2010, con l'inte-
ra perdita netta causata dalla fusione
dei suoi ghiacciai: il deflusso di
ghiaccio dall'Antartide occidentale,
guidato dai ghiacciai Pine Island e
Thwaites, è di fatto aumentato in ogni
decennio di cui si hanno dati. Gli
ultimi anni (2020-2023) hanno portato a
un rallentamento temporaneo della
perdita di ghiaccio. Le nevicate record
sull'Antartide orientale hanno
compensato in parte le perdite glaciali
del continente in altre zone, mentre
una serie di estati più miti <<<
ww.ingv.it
fonte INGV
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CAMBIAMENTI CLIMATICI
LA FUSIONE DEI GHIACCIAI
in Groenlandia ha ridotto di circa la
metà la fusione superficiale. Tuttavia,
i ricercatori avvertono che non si
tratta di un'inversione di rotta nella
perdita di ghiaccio, bensì di
fluttuazioni a breve termine inserite
nell'ambito di una tendenza a lungo
termine ben chiara e delineata. I
risultati sottolineano inoltre il ruolo
centrale delle calotte polari nel futu-
ro innalzamento del livello del mare.
La loro risposta al riscaldamento
climatico rappresenta infatti la
principale fonte di incertezza nelle
proiezioni sul futuro livello marino.
www.ingv.it 7/8
fonte INGV
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CAMBIAMENTI CLIMATICI
LA FUSIONE DEI GHIACCIAI
Le stime più elevate relative al suo
innalzamento globale entro il 2150
aumentano di 2,6 volte se si prende in
considerazione il rischio di instabili-
tà delle calotte glaciali. Una serie
continua di dati sul comportamento del-
le calotte polari, raccolta nell'arco
di mezzo secolo, è quindi fondamentale
per anticipare i rischi che incombono
sulle centinaia di milioni di persone
che vivono nelle zone costiere maggior-
mente esposte al rischio inondazione.
www.enea.it
fonte ENEA
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